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IMPEGNO SOCIALISTA Carrara |
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BENE IL CONGRESSO, ORA AL LAVORO. |
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Scritto da dott. Leonardo Manfroni
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venerdì 06 agosto 2010 |
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Il lavoro svolto a Perugia è stato certamente positivo e dal congresso è emersa verso l'esterno l'immagine di un partito con cui si può anche essere in disaccordo ma con il quale si può certamente ragionare. Dunque possiamo dire che rispetto al laicismo, non condivisibile e non condiviso dalla maggioranza dei socialisti italiani, che aveva caratterizzato gli anni passati, il PSI ha centrato l'obiettivo di tornare a essere interlocutore credibile. A Perugia il partito ha anche ricominciato a impostare una propria politica sociale e del lavoro. Seppur tardiva, perché sulla crisi socio – economica era doveroso, da socialisti, mobilitarci prima, (noi lo dicemmo, inascoltati!), c'è una forte presa di coscienza sul tema del lavoro come punto nodale della vita delle persone, senza il quale nulla è possibile e c'è la condanna di un sistema del precariato che annuncia tempesta negli anni a venire. Dobbiamo tuttavia riflettere su un fatto che riguarda non soltanto noi ma tutto il mondo socialista. Facciamo attenzione a non ridurre la nostra proposta politica alla mera gestione della crisi. Ci sono meccanismi sociali, economici e politici che il socialismo ha, in maniera più o meno aperta, avallato a partire dalla fine degli anni '90 che, sommati a stili di vita già in atto, hanno accelerato il disastro di oggi. Dire adesso che il prodotto di quelle scelte è profondamente dannoso è importante e positivo anche se non si può pensare di risolvere i problemi con polemiche ormai vecchie di un quindicennio. In sostanza non si può pensare di rincorrere, anche con buone idee, l’eterna emergenza di una società in caduta libera. L’obiettivo dei socialisti deve essere più ambizioso, secondo quella che del resto rappresenta la ragion d’essere del socialismo stesso, nel proporre un cammino di profonda riforma della società. Il socialismo o è in questo modo o non è. Socialismo non è lo zero virgola meno o più di qualcos’altro, rappresenta un’idea dinamica della società, che poggiando sui grandi valori della nostra civiltà, modifichi ciò che del nostro tempo non funziona. È evidente che il fallimento delle ideologie novecentesche, a partire da quella del comunismo che è figlia del socialismo dell’800, poggi sulla negazione del primato della persona nei confronti delle architetture civili, economiche e politiche del momento. È in questo che si compie il fallimento nella costruzione dell’uomo nuovo, tanto caro all’idea marxista, nel voler piegare la persona a un modello ideologico precostituito. È in questo che diviene sofferente l’uomo contemporaneo prodotto della società dei consumi, che ha eletto a regola il materialismo del possesso e una sempre più spinta mercificazione della vita. È da qui che bisogna ripartire per una riforma della società cui non può più bastare l'antica idea di una equa ripartizione della ricchezza né la nuova idea di libertà come assenza di vincoli, responsabilità e regole, una riforma, dunque, che abbia alle sue spalle un grande investimento culturale sui valori di spiritualità che la nostra società possiede nel proprio patrimonio e che sono la vera ed unica struttura portante che può consentire alla persona una realizzazione piena. È evidente che questo cambiamento non possa che compiersi dentro ognuno di noi, nel profondo delle coscienze cui spetta sì libertà di decidere di sé ma in un quadro di valori certi e riaffermati. Se si continuerà invece entro un orizzonte nel quale il relativo sarà inteso come possibile giustificazione a ogni comportamento capace di far ammassare aritmeticamente maggiore possesso, allora vivremo definitivamente in una società sempre più povera e atomizzata. Se la crisi può essere, come ormai troppo retoricamente si dice da un quarantennio, anche un'opportunità, ebbene abbiamo l'occasione per un grande ripensamento che renda alla vita il suo senso vero. Quella dei socialisti può essere una voce importante in questo processo di ricostruzione del nostro tempo. Dovremo però riappropriarci di quella capacità di lettura della contemporaneità che esula dal qui e ora, che esula da ogni pragmatismo elettorale e che sia capace di non piegarsi al cliché di occupare spazi libri che la politica concede. L'autorevolezza del socialismo democratico europeo sta proprio in questa capacità di leggere e proporre ciò che è giusto più che ciò che conviene e solo su questa via l'ideale socialista di una società più giusta potrà trovare una piena realizzazione. |
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RIBADIRE IL VALORE DEL MATRIMONIO, PRIMO PASSO DI UNA RINNOVATA CULTURA DELLA VITA |
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Scritto da dott. Leonardo Manfroni
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giovedì 08 luglio 2010 |
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Ha fatto discutere lo scambio di opinioni tra il sindaco di Torino e la curia piemontese sul provvedimento comunale che riconosce le unioni di fatto. Poiché anche il nostro partito, il PSI, ha partecipato a questa discussione e non da adesso, ci sembra doveroso intervenire per offrire a un dibattito che riteniamo importante, il nostro contributo costruttivo. C'è un passaggio nel comunicato della curia torinese, assolutamente da condividere e da cui partire, per ragionare sul tema, quello del rispetto cui hanno diritto le persone e le loro scelte di vita. Dunque, se si tratta di un problema di libertà ci pare francamente risolto da tempo; infatti nella nostra società ognuno può decidere di sé e della propria esistenza, senza che nessuno abbia diritto di sindacare. Se questa libertà esiste e ogni giorno vediamo che rispetto al passato crescono nuove e differenti forme di convivenza, alternative al matrimonio, che si pretende di più? La Chiesa ha ragione a contestare un andamento che mira a svuotare di senso e di praticità non solo il matrimonio come sacramento e come istituto civile, ma di conseguenza anche la famiglia che sul vincolo (sacro o meno) del matrimonio si fonda. |
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FAMIGLIA: FONDAMENTA DELL'AVVENIRE |
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Scritto da dott. Leonardo Manfroni
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mercoledì 16 giugno 2010 |
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Non possiamo non prendere posizione sulla prima urgenza che la crisi pone alla nostra società; un'urgenza che poggia su un atto di buon senso, ovvero che la più alta idea di riforma serve a poco se non riguarda il consolidamento delle fondamenta stesse del nostro sistema. Si è parlato di tutto in questo ultimo periodo; di regole da scrivere e riscrivere, di cambiamenti da realizzare e da condividere, una discussione certamente importante e utile ma che evita il nocciolo della questione di riportare alla persona, che si realizza pienamente nella famiglia, secondo il dettato della nostra Carta costituzionale, il ruolo che merita nella scena sociale, politica ed economica. Ogni problema parte e si risolve da questa prospettiva. Aveva ragione Giovanni Paolo II a sostenere che dove la famiglia prospera, cresce la società; perché è lampante che l'esclusione dei valori della famiglia, dei diritti/doveri che in essa risiedono e costituiscono l'orizzonte valoriale che orienta le nostre scelte quotidiane, apra a un baratro in cui non esistono più regole. L'idea del lavoro quale sostegno materiale necessario alla famiglia lascia il posto al carrierismo fine a se stesso, la casa diviene non più asilo di coniugi e figli ma, al più, mattone/bene rifugio da inserire in ingiuste logiche di mercato. Citiamo lavoro e casa perché se la famiglia è il cemento della società, certamente lavoro e casa sono l'armatura di questo cemento. Avere precarizzato il lavoro e reso estremamente difficoltoso l'accesso alla proprietà di un'abitazione per le più giovani generazioni, non è solo causa del fatto che formare famiglie vere sia materialmente complicato, ma certamente, guardando nel profondo, è qualcosa di più, è conseguenza di un allentamento della sensibilità nei confronti del valore che la famiglia rappresenta. C'è stato un momento, che tutt'oggi dura, in cui la società europea ha creduto di poter fare a meno della famiglia e in ciò stanno le ragioni della crisi attuale che non è solo economica e non si potrà risolvere solo in sede economica. Di nuovo suona forte una parola che il nostro impegno politico ha trasformato in parola d'ordine: responsabilità. Una società che si deresponsabilizza, preconizzando un'idea di libertà come assoluta assenza di vincoli, al punto da scardinare, con la famiglia, le proprie basi, ha bisogno di riappropiarsi di valori che non possono essere traditi o, peggio ancora, rimossi. Dobbiamo fermare il cammino di un falso progresso che non è altro che la cancellazione di regole basilari, che non è altro se non l'annichilimento di vincoli fondanti della società e dei rapporti interpersonali. Il nostro tempo può uscire dalla crisi solo se riparte da qui; viceversa si porranno ulteriori toppe su uno strappo sociale troppe volte rammendato per potersi riparare.
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